Maria Goretti, morta a 12 anni per difendere la propria verginità e nota come la “martire della verginità” o la “Santa del perdono”, è innanzitutto una “Santa della porta accanto”, perché ha saputo vivere la sua dura quotidianità – i suoi genitori erano mezzadri che dalle Marche si spostarono nelle Paludi Pontine a causa della miseria – con uno sguardo di speranza rivolto costantemente al cielo: alla morte del padre, per esempio, è lei a fare coraggio alla mamma, dicendole: «Mamma, non ti preoccupare, Dio non ci abbandonerà».
Ed è proprio questo “sguardo” ad averle permesso l’ultimo grande atto della sua vita: perdonare il suo assassino, Alessandro Serenelli.

«Così vai all’Inferno…»
Vogliamo allora ricordarla oggi, nel giorno in cui la Chiesa la festeggia, per una delle cose più belle (e più difficili) che ci ha insegnato: la forza di perdonare quello che umanamente sembra imperdonabile.
«Mi piace oggi porre in evidenza che, nel momento in cui, ferita a morte, compì la scelta suprema della sua vita, Marietta non pensava più a sé stessa, ma a proteggere chi la colpiva a morte: “Così vai all’inferno…”, ripeteva ad Alessandro Serenelli! Conosciamo pure le parole di perdono che ella ebbe per lui; sul letto di morte, al cappellano dell’ospedale di Nettuno, disse: “Lo perdono e lo voglio con me in paradiso”» (papa Francesco).
Viene subito da pensare: «E sì, questo sanno fare i santi», quasi come a dire che la cosa non riguarda noi, “comuni mortali”. La cosa che però dovremmo imparare a dirci è che la santità ci riguarda, parla anche di noi, racconta anche la nostra storia e deve essere anche il nostro orizzonte.
Anche noi, come Maria Goretti, dovremmo riuscire a capire quale grande rivoluzione porti con sé il perdono, quale grande forza di amore e di speranza.

Il perdono libera e guarisce
«Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza» (papa Francesco, Misericordiae Vultus, n. 10). È questa la sua bellezza.
Il perdono ti permette di non vivere ancorato al passato; ti solleva e ti libera: quell’offesa, quel rancore, quell’umiliazione subita non hanno più potere su di te, se tu riesci a sciogliere i nodi del tuo cuore e a pensare, da figlio amato e perdonato dal Padre, che sei invitato a fare altrettanto.
E sei invitato a farlo non solo – e non tanto – per chi ti ha offeso, ma innanzitutto e soprattutto per te stesso: se liberi l’animo dal peso ingombrante del rancore, lo sentirai leggero e potrai vivere nel “qui e ora”, che è l’orizzonte preferito di Gesù!

La “logica del cielo”
Certo, è un cammino per niente facile e Marietta, come veniva chiamata in famiglia, ci insegna che bisogna allenarsi per percorrerlo: lei ha conosciuto e incarnato l’umiltà, il servizio, la speranza, la purezza… E il suo cuore è arrivato pronto all’appuntamento che ha definito il senso stesso della sua vita: l’incontro con il suo assassino e il perdono, che ha significato, anche per Alessandro Serenelli, l’inizio di una nuova vita.
Questo dimostra che le vie del Signore non sono le nostre vie; per noi non è facile, spesso, cogliere la “logica del cielo” ma, quando per un attimo ci si riesce, si intravede solo luce.
Preghiamo Marietta, perché ci aiuti a camminare sui suoi stessi passi:

PREGHIERA A SANTA MARIA GORETTI
Santa Maria Goretti,
Martire fedele
e luminoso esempio di santità quotidiana,
resa gloriosa
dal sigillo dell’Agnello immolato,
aiutaci tutti;
aiuta soprattutto i giovani,
che ammirano il tuo eroismo,
e desiderano imitarti
nel fervore della fede
e nella purezza dei costumi.
(San Giovanni Paolo II)



