Camminiamo insieme
Intervista a suor Chiara Carla clarissa
Tempo di lettura: 7 min
Autore: Editrice Shalom
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Mi presento: sono suor Chiara Carla, ho 62 anni, cagliaritana d’origine, monaca clarissa da trent’anni nel Monastero Santa Chiara di Urbino. Mi è stata data l’opportunità, che accolgo ben volentieri, di collaborare a realizzare questa intervista dal tenore fraterno… ne son contentissima! Ma ora andiamo al dunque sperando di esaudire le attese dei lettori e delle lettrici.
Definisciti con tre aggettivi
Domanda non semplice, più facile per chi ti guarda da fuori, per chi ti conosce! Comunque, guardandomi con maggiore oggettività possibile, mi definirei una donna appassionata, curiosa ed entusiasta.
Quale era il tuo sogno da bambina?
Il mio sogno, da bambina era in relazione a due aspetti, il primo quello professionale e il secondo quello umano e familiare; quanto al lavoro desideravo tanto diventare maestra o parrucchiera; maestra perché avevo una maestra elementare bravissima: era lei il mio modello! In più mi piacevano i bambini, allora come oggi. Questo sogno è poi divenuto realtà nella forma dell’insegnamento del latino e del greco al liceo classico che è stata la mia professione sino al giorno del mio ingresso in monastero. Parrucchiera, invece, perché adoravo pettinare le bambole e inventare acconciature sempre nuove: il sogno segreto era passare dalla testa delle bambole alla testa di signore belle ed eleganti! Dal punto di vista dello “status” mi vedevo sposata con tanti figli e avevo già individuato il futuro sposo: un certo, peraltro famoso Signor Ferrero, piemontese, magnate della altrettanto famosa Nutella! Il perché è facilmente immaginabile, non ha bisogno di spiegazioni: «Se sposerò lui, avrò lei»!
Come è maturata in te la vocazione alla vita contemplativa?
La vocazione alla vita contemplativa è maturata in me piano, piano; lungo gli anni dell’età giovane ero affascinata dal donare me stessa agli altri, specie ai più poveri, ai bisognosi e, di conseguenza, cercavo di dedicare il tempo libero dallo studio prima e dal lavoro poi, a questi fratelli e sorelle in difficoltà. Il mio padre spirituale mi aveva consigliato di affiancare al tanto volontariato che facevo, alcuni tempi di preghiera silenziosa, cosa che iniziai a fare. La conseguenza di questa scelta di pregare e non solo “fare”, mi ha lentamente portato a capire e apprezzare, il valore di “essere”… di “essere” e di “esserci”! Così, gradualmente, i tempi di preghiera e silenzio, spesso davanti a Gesù Ostia, crescevano a discapito del volontariato e più stavo davanti al Signore, silenziosamente, più sentivo che la mia preghiera, benché povera e semplice, era preziosa in quanto ricordavo al Signore le tante persone che si trovavano nel bisogno; col tempo, poi, imparai a pregare anche per coloro che non conoscevo direttamente e, infine, per il mondo intero. Sentivo, percepivo che quello “stare con Gesù” intimamente, era un modo di pregare potente, forte, prezioso, che valeva per me più di tutto. Così dedicai più tempo alla preghiera e mi resi conto che anche le tante cose belle che vivevo (studio, lavoro, volontariato, amici, innamoramenti, feste e viaggi) erano meno preziose per me davanti al fatto che il mio piccolo amore unito all’Amore immenso e infinito di Dio, poteva salvare il mondo e recare a tutti tanto bene; così ho iniziato a credere sul serio che, come dice san Giovanni della Croce, «un atto di amore sincero vale più di tutte le azioni di questo mondo»; sentivo che Dio mi affidava il compito di pregare per tutti, amando e nella fede. Così, pian piano, a 32 anni sono entrata nel Monastero di Clarisse in cui vivo oggi insieme alle mie tredici sorelle.




