Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” settembre-ottobre 2025
28ª domenica del Tempo Ordinario (C)
4ª sett. salt.
PRIMA LETTURA
Dal secondo libro dei Re (2Re 5,14-17)
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra]. Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore». – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
Il testo è tratto dal secondo libro dei Re e viene descritto l’episodio della visita che
Naamàn, generale dell’esercito arameo, pagano, fece a Elisèo “uomo di Dio”. Grazie a questo incontro e all’obbedienza alle sue parole – seppur inizialmente rigettate – Naamàn guarisce dalla lebbra e si converte alla fede in Dio: «Naamàn scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo… Tornò con tutto il seguito dall’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: “Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele…”». La scena descritta la possiamo distinguere in tre passaggi: la malattia porta Naamàn il pagano ad affidarsi a un uomo di Dio; la criticità della situazione lo convince ad obbedire; la guarigione si trasforma in riconoscenza e conversione. Da “morto che era” – perché così era ritenuta la lebbra – Naamàn “torna in vita”, riconoscendo – come canteremo nel salmo – che «Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia». Sappiamo noi obbedire alla parola di Dio e a rendergli grazie per quanto Egli opera in noi e per noi?
SECONDA LETTURA
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2Tm 2,8-13)
Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore. Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
Di fronte alla fatica del credere in Gesù, Paolo esorta l’amico e discepolo Timòteo a non rassegnarsi, ma a restare saldo in ciò che lui stesso ha ricevuto: «Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti… come io annuncio nel mio vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore. Ma la parola di Dio non è incatenata!». A causa del Vangelo Paolo soffre, ma altresì è ben consapevole che questo lo condurrà alla salvezza: «Sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza». A noi, aggiunge Paolo, perseverare certi che se siamo infedeli, Gesù rimane fedele. Come un tempo queste parole hanno raggiunto Timòteo, così oggi raggiungono ciascuno di noi: il credere e testimoniare la fede è un “caso serio”, un impegno che può portarci a incontrare tensioni, difficoltà così come indifferenza. Sta a noi ravvivare e tener ben salda la fede alimentandola con l’ascolto assiduo della Sacra Scrittura, del Magistero e con una costante preghiera. I problemi e le difficoltà ci sono e ci saranno sempre, e pure il Signore Gesù!
VANGELO
Dal Vangelo secondo xxxxxx (Lc 17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». – Parola del Signore.
Commento al Vangelo
Il testo del Vangelo ricalca l’episodio descritto nella prima lettura che, come ormai abbiamo compreso, introduce e illumina sempre il testo evangelico. Lungo il cammino che lo conduce a Gerusalemme, Gesù incontra «dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Nel rispetto della legge, mantenendo le distanze, gridano a Gesù la loro disperazione di solitudine e di morte. A quel grido, Gesù risponde: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». Di solito si va quando si è guariti, affinché i sacerdoti possano certificare la guarigione e riammettere nella vita sociale. Gesù invece li manda quando ancora sono malati e, «mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio… Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci?… E gli disse: “Àlzati, e va’; la tua fede ti ha salvato!”». Nove sono purificati, uno solo – samaritano/straniero – salvato. La preghiera non è solo “chiedere”, ma anche “ringraziare”. E solo chi sa ringraziare conosce veramente.
