Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” settembre-ottobre 2025
23ª domenica del Tempo Ordinario (C)
3ª sett. salt.
PRIMA LETTURA
Dal libro della Sapienza (Sap 9,13-18)
Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni. A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito? Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza». – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
Domenica scorsa siamo stati invitati a imparare ad essere umili, a stare dalla parte degli ultimi, come ha fatto Gesù. Questo perché – ci viene rivelato oggi – solo da questa angolazione è possibile scorgere la presenza di Dio dentro gli avvenimenti della storia, il solo che può aiutarci a trovare le giuste risposte alle grandi domande della vita, poiché – come ricorda il testo della Sapienza – «chi può immaginare che cosa vuole il Signore… a stento immaginiamo le cose della terra». Solo in Gesù – Sapienza del Padre – impareremo non tanto e non solo a trovare risposte, ma a saperci fare le giuste domande, tra le quali la più importante è: «Cosa vuole il Signore da me/da noi qui ed ora? Cosa vuole dirci attraverso questa esperienza?». A tal punto che il salmista, pur nelle fatiche e nelle contraddizioni della vita, dichiara: «Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione», e «insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio».
SECONDA LETTURA
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Filèmone (Fm 9b-10.12-17)
Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore. Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
La seconda lettura è tratta dalla lettera di san Paolo apostolo a Filèmone. L’Apostolo chiede di accogliere nuovamente presso di lui lo schiavo Onèsimo, ora divenuto cristiano: «Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore». Paolo si trova in catene e nella lettera fa trasparire tutta la sua attenzione e premura nei riguardi dell’amico, più che la sua critica situazione. E così continua: accoglilo «non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo… come uomo… come fratello nel Signore. Se dunque mi consideri amico, accoglilo come me stesso». Parole che fanno intuire il forte legame di amicizia che c’è tra Paolo e Onèsimo e nello stesso tempo come la condizione del passato sia finita in secondo piano di fronte alla sua conversione. Un testo che ci porta a riflettere sul valore dell’amicizia e sull’imparare a considerare gli altri non tanto per quello che sono stati nel passato, ma per ciò che desiderano costruire per il futuro: non importa da dove arrivi o cosa hai fatto, ma dove vuoi andare.
VANGELO
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Parola del Signore.
Commento al Vangelo
Domenica scorsa il Vangelo ci aveva invitati più che a guardare alla ricompensa immediata, a quella della risurrezione dei giusti. E oggi, rivolgendosi alla folla, Gesù dice: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli… perfino la propria vita, non può essere mio discepolo». Quello che Gesù vuol fare capire lo possiamo cogliere in due dimensioni. Anche se c’è una «folla» che segue Gesù, va ricordato che ciascuno ha in cuor suo un preciso progetto di vita al quale rispondere, imparando a lasciarsi guidare dalla sapienza di Dio (prima lettura). In secondo luogo, seguire il Signore chiede di abbracciare lo stesso progetto di Gesù: «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo». Seguire il Signore chiede di abbracciare la croce, accettare cioè la sua logica d’amore che è senza misura, certi che il Signore mai ci abbandonerà, perché lui ha vinto la croce, morendo in croce. Ecco la saggezza di cui ci ha parlato la prima lettura.
