Santi e Beati
San Camillo de Lellis e l'incredibile ruolo degli angeli nella sua vita
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Autore: Editrice Shalom
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Entrando in ospedale, avrete sicuramente visto la sua immagine: la grande croce rossa sul petto di un uomo imponente. Parliamo di san Camillo de Lellis, patrono dei malati, degli infermieri e degli operatori sanitari. La sua vita è ben nota. Ma cosa succederebbe se vi dicessimo che dietro a quella croce e a quel sorriso, si celava una realtà ancora più sorprendente, un legame profondo e tangibile con gli angeli?
Preparatevi, perché san Camillo non solo credeva negli angeli: li invocava, li ascoltava e, in più di un’occasione, li seguiva!
Da soldato sregolato a gigante della carità
Prima facciamo un rapido tuffo nella sua storia. Camillo non è nato santo. Immaginate un uomo alto più di due metri, nato nel 1550 in una nobile famiglia abruzzese, ma con un passato burrascoso: soldato di ventura, giocatore d’azzardo incallito, uno che ha sperperato tutto, finendo per vagare senza meta, quasi un “barbone”.
Ma il Cielo non lo abbandona. È una piaga al piede, un’ulcera che lo tormenta per tutta la vita a condurlo all’ospedale di San Giacomo degli Incurabili a Roma. Lì, tra i “rifiuti” della società, Camillo scopre la sua vera vocazione: servire gli infermi “con amore e piacevolezza”, come una madre farebbe con i propri figli.
Nel 1582, con pochi compagni, fonda la Compagnia dei Ministri degli Infermi, diventata poi l’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (i Camilliani) nel 1591. La sua “rivoluzione”? Un quarto voto: assistere i malati anche a rischio della propria vita. Un atto di puro amore in un’epoca in cui gli incurabili erano spesso affidati a criminali.
Quando gli angeli bussano alla porta (e non solo!)
Ed è qui che la sua storia diventa davvero affascinante, costellata di interventi soprannaturali che sembrano usciti da un racconto fantastico, ma che per Camillo erano realtà quotidiana.


